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,,,A quanto pare la conquista del maschio, che a volte ha appena la barba e da poco ha lasciato il liceo, si combatte con il coltello tra i denti, e la concorrenza è agguerrita, tra fanciulle pelle fresca di pesca munite, e matrone che oltre all’esperienza hanno molte altre frecce al loro arco.

Dunque, la sfida si gioca a tutto campo e non c’è esclusione di colpi. La floridezza delle giovincelle è minacciata da quelle che sono comunemente definite “milf”, proprio loro, giunoniche matrone genitrici di prole, minigonne leopardate, tacco dodici d’annata, e un’esperienza fatta da anni di palestra, resort, villaggi vacanza, letture appropriate, figli, ex mariti e corsi di yoga che aiutano il sesso molto più che qualche pillolina.

Con l’acronimo di “Mother I’d Like to Fuck”, si fa riferimento a una categoria di donna in possesso di precisi requisiti anagrafici e fisici, che sono l’età superiore ai trentacinque anni, vita un po’ navigata con figli e vita images (8)sentimentale, non si disdegna il ritocchino, ma in ogni caso deve ricordare almeno un po’ la pin up curvy anni cinquanta.

Se voi siete delle “pigne secche” irrimediabili, niente paura, i reggi seni imbottiti e certi accorgimenti fanno miracoli, soprattutto se guidate una bella auto.

I luoghi deputati all’incontro con una “milf” sono appunto le palestre, estetiste, scuole frequentate dai figli, o BAR di fronte e la pletora è vasta e variegata.

4315b25f0f6125e78c8ed301e6c1f75dSi tratta spesso di professioniste con messa in piega da fare invidia alle parrucche di Lady Gaga, che difficilmente
lasciano a casa i tacchi, e spingono in alto scollature e lati B che la forza di gravità comincia a essere un’opinione.Camminano tenendo in una mano lo zainetto del figlio e nell’altra il cellulare, e mentre avanzano, spargono estrogeni e progesterone che nemmeno i coriandoli a carnevale.

Per il giovane maschio ci sono molti motivi per scegliere una MILF, ad esempio spesso lei possiede una casa di proprietà, lui non rischia di spezzarle il cuore, l’ha già fatto suo marito, e se escono a cena paga lei, non solo, è contenta di farlo.

Per il giovane maschio predatore ventenne, è un vantaggio il fatto che lei possa aver passato l’età fertile perché non c’è rischio che rimanga 0e1d19bb172e9c7c63d905d91a9f477dincinta, in ogni caso sa cosa vuole, non servono molti giri di parole, perché è così disincantata verso le storie serie che di sicuro non vuole intraprenderne una seria con il giovane virgulto maschile.

La milf non vuole cambiare il giovane maschio con cui si accompagna, e non lo vuole più maturo. Le basta che sia giovane e prestante, e al compleanno del suo boy fa puntualmente dei regali costosi e di valore.

Ebbene le movenze invitano, le labbra seducono, lo sguardo domina il giovane maschio, e lo sbattere di ciglia verso il potenziale “toy boy” sono fin troppo evidenti. Vuoi perché è così che si fa, e perché sono segnali espli32e69f567d5aaf15d3b1f6ab59b874cfciti d’infocate promesse di ardenti pomeriggi, mentre il figlio è con gli amichetti a fare i compiti.

Le aspettative di cotanta donna milf sono importanti, e diventare il centro gravitazionale delle pacche sulla schiena degli amici, per i quali incarnare l’esempio di un autentico stallone di razza non è per niente poco, anzi!

Le esemplari di queste mammifere procaci, mordaci e direi pure rapaci, sobillano le fantasie maschili in erba più invereconde e peccaminose, che gli sbarbati, tra un brufolo e una paghetta anelano.

Queste donne riescono a sovvertire e ribaltare il normale e virile sistema sensoriale normalmente attratto da bellezze di fresco turgore, cioè pelle di pesca, e scoprono che la “gallina vecchia fa buon brodo” e qualche volta pure la cotoletta.

Per confermare che sul mercato le Milf vincono a mani basse, basta considerare che anche l’uomo più maturo non la disdegna, quindi che i giochi abbiano inizio.

Simona Aiuti

 

 

simona aiuti

simona aiuti

A volte anche nelle piccole città di provincia, sonnacchiose, inquinate e spalmate di cemento su sui scivolano idrocarburi densi come palline di silicone, qualcosa si sveglia, qualcosa tipo un movimento spontaneo come #sdf, libero, senza orientamento politico, senza pretese e presunzione, se non quella di esistere e fare qualcosa di buono per la comunità.

Uomini e donne, ragazzini, anziani, e massaie che cucinano e fanno selfie di quello che cucinano. Tutti insieme lentamente si sono uniti, avvicinati su una pagina di un noto social, e da pochi, son diventati circa diciottomila, non male!

Dal dopo guerra in poi la città di Frosinone più che essere stata ricostruita, è stata devastata da colate di calcestruzzo famelico, palazzoni su cui svettano ancora tetti d’amianto ridicolmente colorato, abusivismo edilizio, politicanti corrotti e senza la minima idea di come poter “raddrizzare la rotta”, ma con la chiarissima intenzione di curare gli1619287_10151931493068517_908316093_n interessi della “famiglia”. Inchieste, bustarelle, gornalisti corrotti come cancelli arruginiti che belano a quattro zampe daavanti al politico che sovrasta. Amministrazioni di mille colori e schieramenti si sono avvicendate, per lo più a loro volta genuflettendosi ai politici romani, ma ora la provincia di Frosinone non è più solo questo.

#sdf fa sul serio, ripulendo zone abbandonate, restituendole alla popolazione, autogestendosi, autofinanziandosi, e prendendo in mano gli strumenti di lavoro. L’idea è semplice, e chiunque lo desideri, può unirsi a loro, ma deve avere le mani pulite e se deve sporcarsele, sarà per aver lavorato.

1962726_617463228324188_1103236039_nSulla pagina dei diciottomila non c’è il berciare, ma il proporre, discutere, ricordare vecchi tempi, tradizioni, come tenere in vita il dialetto della città, e devo dire che c’è un collante, qualcosa che si evolve. L’associazione sta anche ristrutturando quella che sarà la sede operativa, sita nel cuore del centro storico della città ed è bello che sia così. Alcuni, anzi molti hanno trovato e ritrovato degli amici, hanno affrontato momenti difficili grazie ad una mano tesa da prendere al volo e giuro che siamo diventati funamboli da circo che non sbagliano una presa.

Questa è una città molto meno bella di quanto potrebbe essere, ma

solo per essere stata poco amata da chi l’ha amministrata e forse molti cittadini1794723_576719492420506_2122898012_n hanno vissuto nell’apatia e nella rassegnazione fin troppo. Ora qualcosa si mobilita, i vecchi baroni minimizzano, stanno a guardare, alcuni con riso sardonico e di sufficienza, ma questo atteggiamento è di chi si sente minacciato “dall’onda blu”, che è giovane, che non è più ignorante e manovrabile, che non regala più la propria città, prostituendola al miglior offerente. Non abbiamo più il nostro anfiteatro, sepolto sotto ignobili palazzoni, non abbiamo più molte delle nostre vestigia, ma abbiamo noi stessi.

Buon lavoro.

simona aiuti

 

simona aiuti

simona aiuti

E’ abbastanza difficile commentare il caso di un marito e padre omicida senza invocare il massimo della pena, ma forse deve esserlo ora a bocce ferme, dopo un normale tempo di decompressione per l’opinione pubblica. L’onda emotiva fomenta idee di giustizia sommaria e occhio per occhio, ma risolve davvero qualcosa?

Quello che trovo incredibile, oltre alla mattanza da bassa macelleria di moglie e figli piccoli mentre dormono nel loro letto, con i giocattoli, tendine colorate, e peppa pig stampata da qualche parte, è l’idea di provare a farla franca. L’inscenare la rapina in modo grossolano, e cercare l’alibi in una partita di calcio. Se il raptus prevede un blackout della razionalità, quello che viene dopo (quando non si confessa) è il frutto di un pensiero lucido, infame, vigliacco, malvagio e mi fa quasi più orrore dell’omicidio stesso. Poi penso a due bimbi sgozzati come capretti e la rabbia mi pulsa nelle vene. Sterminare la propria famiglia è un’atrocità. Pensare di vivere liberi e impuniti dopo aver ammazzato la propria famiglia è l’abisso della coscienza umana, il nulla della moralità e il sospetto che un demone abbia rapito quell’uomo.

Poi c’è il movente che rasenta il ridicolo. Solo a questo punto la vicenda diventa terribilmente grottesca, poiché c’è l’ossessione per un’altra donna, ma che addirittura lo respinge con fermezza.  Dunque l’ossessione per un’altra, la famiglia vissuta come un impedimento ai propri piani di felicità con l’altra.

L’omicidio viene consumato subito dopo aver fatto l’amore, anzi dopo un po’ di sesso animale, non può essere stato diversamente per lui.

Diventa una morsa insostenibile, come se tra l’istinto bestiale d’accoppiarsi e quello di uccidere non ci fosse più un confine netto, come se l’omicidio fosse un prolungamento malato del sesso, o la frustrazione nel rendersi conto che quella moglie non è la donna con cui si vorrebbe giacere.

Quest’uomo qui odiava la moglie e i figli perché lo mettevano di fronte alla sua debolezza, alla sua incapacità di fare una scelta, anzi sicuramente non li amava affatto, se li considerava “un ostacolo”. E’ stato più facile sterminare la famiglia che assumersi la responsabilità di una decisione. Tant’è che li ha ammazzati tutti senza guardarli negli occhi. I figli mentre dormivano, la moglie mentre di spalle guardava la tv.

Nella cella ci sarà la condanna di continuare a vivere nell’orrore dei ricordi fino alla vecchiaia. E quell’orrore lì ti fissa negli occhi sempre, non hai scampo, proprio come di fronte a un coltello affilato e freddo, mentre magari stai sognando i cartoni animati, o pensi che tuo marito ti ama e ti desidera.

Simona Aiuti

 

Gli Hooligans non sono mai andati via!

320Forse pochi italiani conoscono Shrewsbury, cittadina dello Shropshire, una ricca contea inglese.

Proprio in una piccola cittadina britannica, fanno il bello e il cattivo tempo un gruppo di tifosi che al sabato, popolano il “New Meadow”, piccolo stadio della city. Là gioca lo Shrewsbury Town, dal passato glorioso ma dal presente difficile, caratterizzato da una retrocessione recente.

English Border Front è il nome della frangia della tifoseria più calda e temuta. Un’orda di barbari sparsi principalmente tra il quartiere operaio e l’estrema periferia nord della città, ma altre squadre ne hanno a centinaia, anche se molti giornalisti italiani ne negano l’esistenza e i danni conseguenti. Sono così tanti che lo scorso inverno, la curva ospite era interamente “rossa” come il colore delle divise del Bristol. Tuttavia nonostante la loro inferiorità, gli EBF così come vengono chiamati in codice, si sono resi protagonisti di uno scontro violento con i rivali del Walsall nelle strade di questa città. Ecco, il punto è proprio questo, il fatto che gli stadi rimangano intonsi, non significa che in Inghilterra si siano estinti i tifosi violenti.

Recentemente, in Italia si è parlato di una mancanza totale del rispetto dellepallone_animato regole vigenti negli stadi italiani, ma spesso si arriva a tralasciare che il paragone d’inferiorità che viene spesso fatto con l’Inghilterra non è del tutto vero.

Se nel 2014, molti credono che il fenomeno hooligans sia definitivamente scomparso, perché represso in larga parte dalla politica che fu messa in atto da Margaret Thatcher, questi commettono un grave errore. Il fenomeno hooligans, seppur diminuito ancora è presente e non soltanto nei racconti o nei romanzi di letteratura come “Tolleranza zero” di Irvine Welsh oppure “Fedeli alla tribù” di John King. Smentiamo quindi le false affermazioni riguardanti il tramonto completo del fenomeno, di alcuni “giornalisti cialtroni italiani”, dopo ricerche accurate, perché abbiamo verificato l’esatto contrario.

Burnley, contea del Lancashire, a 30 miglia nord da Manchester, una città dormitorio, ha la squadra della città, il Burnley FC, che pur non essendo mai stata celebre per i suoi successi, gode ancora oggi del nome di tana del tifo estremo. Case basse, fabbriche chiuse da tempo, occhi e facce strane nei quartieri dove il tempo sembra essersi fermato.

Burnley vanta la temibile “Suicide Squad” e quasi tutti i suoi membri sono stati squalificati a vita dagli stadi inglesi, il loro leader, Andrew Porter, è uno di quelli che non s’è mai tirato indietro, né nel commettere gli stessi reati, né nel tirare fuori un coltello, nemmeno davanti ad un agente di polizia. Oggi, dopo la maggior parte degli anni trascorsi dietro le sbarre, ha aperto un pub, il Foresters Arms, al centro di Todmorden Road, luogo di ritrovo del suo gruppo.

Ricordiamo Milwall, Londra, Isle of Dogs, dove ancora oggi ci sono delle strade strette, e un tempo con la rivalità accesissima con il West Ham, quelle vie servivano agli hooligans per nascondersi e  scappare dalla polizia. Droga, alcool, disagio, mentalità da pub, voglia di fare a pugni e con il fattore della disoccupazione giovanile sempre più in aumento. Eppure l’Inghilterra aveva voltato pagina, cambiando il profilo sociale dei tifosi e rispondendo con punizioni severissime per i trasgressori. Ma il germe della violenza al giorno d’oggi non è del tutto estirpato e forse non è difficile che salti fuori nuovamente in tempi di crisi economica come questa.

Accoltellamenti, non solo con lama, ma anche con colli di bottiglie di birra, accadono eccome, solo che tutto viene spesso insabbiato con cura, per salvare il buon nome della Gran Bretagna, azione che accade molto bene alla temutissima polizia inglese.

Attenzione, i barbari hooligans sono ancora in pista!

Simona Aiuti

download (2)Dopo la scoperta del “radio”, quella della “penicillina” e forse quella un po’ trascurata delle mutande usa e getta, ci si domanda ancora senza aver trovato ancora risposta alcuna, su cosa accada all’uomo italiano intorno alla settantina. Possiamo solo restare testimoni basiti, davanti a cotanti cambiamenti e bizzarri mutamenti che attraversano sia la mente, che il corpo di soggetti nati prima dello sbarco in Normandia.

Le strade della penisola italica brulicano di uomini avviati sul viale del tramonto, che tentano d’illuminare, puntandogli contro i fari abbaglianti di ridicole automobili sportive, che si regalano, cercando di comprarsi un pezzetto di giovinezza. In realtà, vederli scorazzare con espressione semi assente da cataratta mal curata, dietro montature eccentriche che sembrano comprate in un negozio di caramelle, fa quasi tenerezza. Alcuni cercano aiuto nella chirurgia estetica, tentando una blefaroplastica che dona uno sguardo perennemente attonito, fanno lampade come polletti nel girarrosto e per carità, berciano, cercando di tacchinare pollastrelle rigorosamente sotto la quarantina, meglio se sotto la trentina, ecco forse è troppo.

L’uomo dovrebbe capire che vuoi, o non vuoi, ad una certa età, arriva lanudo.web (1) merlite, ovvero, le gambette diventano come quelle di un canarino, e il corpo somiglia a quello di un pollo, con l’addome prominente, che allarga le gambette stesse. Suvvia, serve a poco usare un abbigliamento sgargiante, dai colori fluorescenti, mette solo in evidenza la “merlite” e allarga la differenza tra il nonno e la nipote!

78cbc67886140febcd12f0c6f60f0f5fPer carità! Guai a parlargli di “viagra”, loro non ne hanno bisogno, no, infatti, il medico, non quello di famiglia, ma un amico connivente, gli prescrive il “Cialis”, evitando terribili effetti collaterali, che durante un incontro sessuale, sarebbero anche loro grotteschi. Ad un certo punto la malcapitata non farebbe in tempo a comporre il 118, dovrebbe chiamare direttamente le pompe funebri o il prete.

La moglie che incontrarono quando era Papa Pio XII la considerano una mummia, mentre loro hanno voglia di vivere, fare mille esperienze, spendere, e con il denaro credono di poter comprare tutto, anche l’artificiale affetto della pollastrella di turno, meglio se minigonnata.

Non accettare l’età che avanza e non affrontarla con dignità e leggerezza, può essere molto pericoloso, sia per le coronarie, che per l’immagine di noi stessi che rimbalza qua e là, regalando al pubblico ludibrio, non pochi argomenti di conversazione.

A volte questi soggetti si vergognano di questo stile di vita con i vicini e nel proprio ambiente, quindi cercano di allontanarsi, dove nessuno li conosce, per inseguire quel “respiro di giovinezza” che sentono d’aver perduto, e allora vagano per “night club”, perché loro credono che si chiamano ancora così, per rimorchiare.

A volte ricchi, o comunque benestanti, in avanzato stato di decomposizione e semplicemente orrendi come satiri all’assalto, ma convinti d’avere un fascino irresistibile, avanzano. La natura è stata ingenerosa con loro; sarebbero schifati anche dalla propria madre se non fossero carne della loro carne, almeno per lo stile di vita che stanno conducendo.

E’ quello che mi viene da pensare ogni qual volta si verificano casi di uomini anziani,o comunque sopra i 50anni,che senza essere né Brad Pitt né tipi col conto in banca di Flavio Briatore, ci provano con ragazze 20enni approfittando di normali situazioni che diventano patetiche. Ma io mi domando se si guardino allo specchio, se pensano davvero che una si faccia rimorchiare dal primo vecchio panzone che ci prova su due piedi per amore!

Davvero pensano di poter fare colpo in questo modo? D’avere una speranza con ragazze giovani che si possono trovare di molto meglio? Ma si rendono conto della figura ridicola e patetica che fanno oppure sono proprio convinti?

Sono domande che mi faccio. Secondo me hanno paura d’invecchiare, morire e vogliono ad ogni costo fare ciò che non hanno potuto fare da ragazzi. E le fanciulle in questione trovano un sostituto della figura paterna. Inoltre spesso il denaro ha un significato al di là della materialità e dei benefici che da esso derivano come forte segno simbolico dell’affetto mancato.

Signori miei, riscoprite il senso del ridicolo.

 

coralliliberaC’è ancora posto per la poesia? Forse c’é nella vita di chi riesce a vivere con un po’ di leggerezza, e allora lasciamole libere queste poesie, libere di viaggiare nel mondo, in cerca di un’anima sensibile e pura che le voglia adottare.

I versi raccolti in questo volume sono nati senza un’idea precisa, e per molto tempo non hanno ricevuto particolare cura e attenzione da chi li ha scritti, e forse ne hanno avuta di più da chi li ha assaporati con gli occhi, dandogli valore e lasciati anche sedimentare, così come deve essere per la poesia.

Ora eccole qui, insieme, raccolte, a fare da contorno a una parte di un Universo femminile intessuto di sentimenti, che resta sempre magico e misterioso e forse è giusto che sia così.

“Libera” è la prima raccolta di poesie di Simona Aiuti, che come scrittrice/giornalista ha accarezzato di più altri rami del grande albero della scrittura,

book_page_animata dando alle stampe quattro romanzi: Dammi un’altra possibilità, Juventus biglietti per la leggenda, Amori, passioni e briganti, e Provincia segreta e tacchi a spillo, molti racconti, favole, e ora anche “Libera”.

Forse non sono stati i premi a dare il giusto e reale valore ad alcune di queste poesie, bensì le situazioni e le persone che le hanno ispirate, e che vivono, e che sempre aleggeranno tra queste pagine.

piumeSe alcuni incontri non ci fossero mai stati, e se determinati eventi non si fossero mai verificati, allora nemmeno 161molte di queste poesie sarebbero mai nate, e non sarebbero finite nero su bianco, quindi è bene non rimpiangere o rinnegare neanche la parte più dura e in salita della vita, perché l’esistenza va comunque sempre vissuta.

Perché “Libera”? Perché la libertà non ha prezzo, è impagabile e pura, e perché anche in situazioni di costrizione momentanee o perenni, anche chi vive ob torto collo in una vita che non è la propria, dove la libertà è anelata e agognata, anche in quei casi, quello che si ha dentro, la libertà emotiva, intellettuale e la voglia e il desiderio di coltivare una mente affrancata, non deve mai venire meno.

annunzioLa mente è e deve essere sempre indipendente e formarsi in una coscienza di consapevolezza, e solo così, può spezzare certi legacci.

Infine, solo chi è libero può amare veramente, perché l’amore “condizionato” è veleno.

Solo chi è libero ama a prescindere, e sa che è rischioso, che ci vuole coraggio a fare un salto nel buio, e talvolta è doloroso, ma è l’unico modo, ed è maledettamente vero!

simona Aiuti

 

 Provincia segreta e tacchi a spillo di Simona Aiuti

La vita della Provincia italiana può essere molto più affascinante di quanto si possa immaginare, specie se si mettono alla berlina tutti i vizi privati o le pubbliche virtù della Provincia già esplorata da molti autori, registi e musicisti.

Simona Aiuti, da tempo collaboratrice di alcuni siti web, ha partecipato a molti concorsi letterari a Salerno e provincia, vincendo una medaglia d’oro al Silarus di Salerno nel 2009, decidendo di esplorare uno spaccato di questa affascinante provincia italiana. La Aiuti ha scoperchiato buona parte di quel torbido che molti si affannano a nascondere in una cittadina di questa nostra terra, mettendo anche in risalto la “provincia sana” al femminile.

Proprio in una cittadina dell’Italia centro meridionale come tante identificabile, attorno agli studi della mitica “Radio Camilla”, chiamata così in onore della regina dei Volsci già citata da Virgilio, si svolgono le vicende umane di segretarie tatuate, improbabili dj, vigili del fuoco sexy, P.R. spregiudicate, trans brasiliani in completi leopardati che hanno lasciato il basket per locali trans, professoresse di scuole medie in declino che si dilettano con “libri di magia” e “lettura di tarocchi”, parenti serpenti che si azzuffano, sciampiste innamorate, segretarie tatuate occupate nella lettura dei tarocchi in orario d’ufficio, e insegnanti di religione che saltano nel letto del parroco nella Ciociaria di oggi.

Tra sesso, scarpe sexy, droghe e alcol, politici e giornalisti un po’ disonesti, si possono anche incontrare oneste donne delle pulizie alle prese con amori con l’A maiuscola e ragazze in “tacchi a spillo alla Almodovar” che si aiutano nelle difficoltà. Alcune giovani donne, correndo impavide su vertiginosi tacchi, tra agenti di commercio innamorati, commercialisti dai controversi gusti sessuali, forse gay o impotenti, retate della polizia nei Club per scambisti, ragazzine dai capelli fuxia, e infiniti aperitivi e happy hour, combattono come amazzoni moderne, cercando di sfoderare un po’ di quel coraggio che la Camilla aveva in battaglia, lei giovane regina dei Volsci che nel 300 a.C. combatté contro i troiani.

Pinuccia, Mimma, Luisella, Ginevra e qualche altra, riescono a tenere la rotta nonostante tutto, facendo mangiare la polvere alle sfigate che finiscono nelle grinfie di “sette sataniche” casarecce o ubriache in “hotel a Ibiza”, e anche alle vigliacche che non avendo avuto il coraggio d’osare si sono arrese ingoiando ansiolitici, dopo aver abbandonato i propri sogni, cercando di depredare anche quelli delle amiche ancora in pista .

Emulare la mitica regina Camilla forse è impossibile, ma tra passioni, tradimenti, libri di magia, lettura dei tarocchi gratis, un coraggio da leonesse, uno stiletto di Prada e una “Alviero Martini”, qualcuna di loro in qualche modo riesce a restare a galla e coerente a se stessa nella a volte non facile vita di provincia.

aiutisimona

Si è svolta a Salerno la premiazione del concorso letterario internazionale“Antropos in the world”, ideato dalla rivista salernitana d’arte e cultura patrocinata dalla provincia di Salerno.  Giuria: Pastore rosa Maria direttore della rivista, dott. Gaetano Rispoli consulente artistico della rivista, dott Alberto Mirabella saggista e membro della redazione di Salerno, dott. Renato Nicodemo mariologo e membro della redazione di Salerno, dott. Flaviano Calenda, Rettore del Sant. della Madonna del Carmine, pres Corminello e membro della redazione di PAgani. Maestro Ermano Pastore consulente musicale  della rivista e già baritono del San Carlo, dott. prof. Franco Pastore editore e direttore responsabile della rivista. 

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Non se ne parla, c’è una certa omertà eppure è così. Brutta sconfitta per l’Inter in tribunale a Roma.

Di Simona Aiuti

Il club di via Durini si è visto rigettare con una sentenza della prima sezione civile la causa contro Ferruccio Mazzola, fratello del più noto Sandro e figlio del mito Valentino Mazzola, autore del libro “Il terzo incomodo” del 2004, in cui si afferma che negli anni sessanta nella Grande Inter di Helenio Herrera il doping era la norma e che venisse attuato attraverso anfetamine sciolte nel caffè che veniva dato ai giocatori prima delle gare.

 

Per il tribunale, quello di Ferruccio Mazzola è stato“un racconto chiaro e completo in cui l’ex calciatore si è limitato a raccontare i fatti vissuti in prima persona”: fatti che“concretizzano un interesse sempre attuale della collettività”.

Moratti aveva chiesto a Mazzola jr. mezzo milione di danni, ed è stato condannato a pagare 10 mila euro tra spese e onorari agli avvocati.

Ferruccio Mazzola sosteneva che all’Inter, in quegli anni ci fosse un uso disinvolto del doping per potenziare le prestazioni della squadra e per conseguire dei risultati che poi si sono concretizzati. La dirigenza interista non ha mai digerito questa cosa e Giacinto Facchetti, citò sia la casa editrice che Ferruccio Mazzola.

Ironia della sorte, qualche tempo fa, a S.Siro, era stato stabilito il pignoramento dell’incasso di una partita dell’Inter per poter pagare le spese processuali come da condanna. Questa, di fatto, è la conseguenza dell’iter processuale di cui vi abbiamo parlato poco fa.

Dopo la sentenza, le spese per quasi un anno non sono state liquidate, allora a ottobre 2011 è scattata l’istanza di pignoramento dell’incasso di San Siro per ottenere appunto la cifra dovuta. Solo dopo la notifica, la società milanese si è immediatamente messa in contatto con gli avvocati per pagare subito, prima che scattasse il termine del pignoramento.

Tornando a bomba, Ferruccio Mazzola ha affermato d’aver vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori, d’aver visto Helenio Herrera che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto, questo è quello che ha detto.

Mazzola dice anche che fu il fratello Sandro a dirgli che se non voleva mandarla giù, poteva anche andare in bagno e buttala via la pasticca che gli veniva somministrata. Un giorno però Herrera si accorse che i ragazzi le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè ed era una prassi.

Sono passati tanti anni e di quei ragazzi molti sono morti chissà!

Nessuno saprà mai che c’era dentro quelle pillole, ma Ferruccio afferma che una volta è rimasto tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione, come un epilettico. Sull’argomento c’è molta omertà e da quando la bomba è esplosa i due fratelli Mazzola non hanno più rapporti.

Dunque come non ricordare Armando Picchi, il capitano di quella squadra, morto a 36 anni di tumore alla colonnavertebrale, oppure Marcello Giusti, stroncato da un cancro al cervello vent’anni fa, e Carlo Tagnin, uno che le pillole le prendeva sempre, purtroppo ucciso da un osteosarcoma nel 2000.

Anche Mauro Bicicli è scomparso circa dodici anni fa, andato via per un male incurabile al fegato. Ricordiamo anche Ferdinando Miniussi, il portiere di riserva, morto nel 2002 per una cirrosi epatica evoluta da epatite C. Pino Longoni, che è passato per le giovanili dell’Inter prima di andare alla Fiorentina, ha una vasculopatia ed è su una sedia a rotelle, senza speranze di guarigione.

La maggior parte dei calciatori scomparsi non erano grandi campioni, e oggi fanno meno notizia e questo lascia una grande amarezza.

E’ molto discreto Ferruccio Mazzola; in quel momento voleva andare avanti, vedere in tribunale tutti i suoi ex compagni ancora vivi testimoniare davanti ad un giudice. Quando lo dice parla all’Espresso, e non sa che l’amico Facchetti sarebbe entrato anche lui nella lista degli ex giocatori di quel’Inter morti prematuramente

Gli si chiese: “Ma lei di Facchetti non era amico?

“Sì, ma lasciamo perdere Facchetti, non voglio dire niente su di lui. Sarebbero cose troppo pesanti”.

Oggi viste le ultime vicissitudini che inquinano il calcio, chiediamo che se ne parli, che si dica.

Simona Aiuti

La vita di provincia può essere molto più movimentata e interessante di quanto si possa credere.In una cittadina dell’Italia centrale, intorno e dentro gli studi della mitica “Radio Camilla”, chiamata così in onore della regina dei Volsci, si dipanano le vicende umane d’impiegati demenziali, Dj improbabili e pasticcioni, vigili del fuoco sexy ed eroici, P.R. intraprendenti, trans che hanno lasciato il basket, professoresse in declino e in procinto di finire nell’indifferenziato che si dilettano con la magia, parenti serpenti che si azzuffano, sciampiste innamorate, segretarie tatuate che interrogano i tarocchi in orario d’ufficio, e insegnati di religione sciroccate che saltano nel letto del parroco.

Però si possono incontrare anche sorprendenti donne delle pulizie alle prese con amori con la A maiuscola e ragazze che si aiutano quando una di loro è in difficoltà. Alcune giovani donne, correndo impavide su vertiginosi tacchi a spillo, districandosi tra agenti di commercio disperatamente innamorati, commercialisti dai controversi gusti sessuali, retate della polizia nei club per scambisti, ragazzine dai capelli fuxia, e infiniti aperitivi e happy hour, combattono ogni giorno come amazzoni moderne, cercando di sfoderare un po’ di quel coraggio che la leggendaria Camilla aveva in battaglia, lei giovane regina dei Volsci che nel 300 a.C. combatté coraggiosa contro Enea.

Simona Aiuti

Pinuccia, Mimma, Luisella, Ginevra e qualcun’altra, riescono a tenere la rotta, facendo mangiare la polvere alle sfigate che finiscono nelle grinfie di finte sette sataniche casarecce o ubriache su una spiaggia di Ibiza, e anche alle vigliacche che non avendo avuto il coraggio d’osare si sono ahimè arrese ingoiando ansiolitici, dopo aver confinato in un cassetto i propri sogni, cercando di depredare anche quelli delle amiche ancora in pista.

Emulare la mitica regina Camilla ad alcuni sembrerà pressoché impossibile, ma tra passioni, tradimenti, un coraggio da leonesse, uno stiletto di Prada e una Manolo, qualcuna di loro in modo rocambolesco riesce a restare a galla e coerente a se stessa!