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Monthly Archives: gennaio 2008

Ma chi sono i nostri antenati?

Simona Aiuti

Spesso il nostro giornale si è distinto andando controcorrente e mettendo nero su bianco ciò che altre testate cestinavano! Sappiamo essere spiritosi quando serve, ironizzando su vicende politiche e di costume, tuttavia pubblichiamo spesso seri articoli di cultura locale e non solo, che non troverebbero mai spazio altrove, sapete perché? E noi ve lo diciamo!

Poesia, letteratura, pittura e cultura in genere sono bestie nere per i direttori di stampa e televisione, perché non fanno vendere e allora non essendoci informazione, alcune pagine della nostra storia è come se non esistessero. Il risultato è che il tessuto culturale cittadino e provinciale ne risente e addirittura alcuni capitoli della nostra “identità” vengono inghiottiti nel nulla, con il rischio che qualche amministratore della cosa pubblica riesce indisturbato perfino a far danni, con buona pace della “non informazione” perché i riflettori sono spenti o rivolti altrove!

Alle porte di quest’estate, si è tenuta nella villa comunale del capoluogo una conferenza dettagliata a cura del dott. D. Pietrafesa, riguardo il sito archeologico della zona “Fontanelle”, relativamente alla VII settimana della cultura. Credete forse che c’era una folla di telecamere e giornalisti? Pensate che alla manifestazione era presente il fior fiore dell’intelletto provinciale? Se tutti la pensassero così, di certo non sarebbero mai nati luoghi come il  Guggenheim di New York oppure il centro d’arte e di cultura di Parigi Georges Pompidou, luoghi che rappresentano una grandissima ricchezza per entrambe le città.

La verità è che un sito archeologico al centro d’una città fa venire l’orticaria alle amministrazioni, perché crea molti disagi, già però se poi viene fuori un “partenone” o un “colosseo ciociaro” e arrivano le televisioni dal Giappone o dall’Australia per immortalare l’evento, allora in ognuno dei novantuno paesi della provincia vi trovate, state sicuri che ci sarà tutta l’amministrazione comunale a ricevere gli illustri ospiti in pompa magna e con i pettorali gonfi come tacchini!!

Un plauso va al lavoro svolto dal DOTT. DARIO PIETRAFESA, ARCHEOLOGO EX DIRETTORE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO DI FROSINONE PER LA DIFESA, E LA VALORIZZAZIONE DEL NOSTRO PATRIMONIO ARCHEOLOGICO FRUSINATE.

Con le mie orecchie ho sentito un politico dall’intelligenza così brillante da poter offuscare quella di Valeria Marini, dire che certi reperti sono una scocciatura, però se si trovasse la statua di una “Dea dell’Olimpo” la cosa cambierebbe! Cari Ciociari, state attenti quando andate alle urne, perché c’è qualcuno che non sta facendo i vostri interessi, anzi! Mentre i candidati vi promettono la rete fognaria, stanno già tagliando i fondi per l’istruzione, rendendoci più ignoranti e quindi più poveri!

Tornando in località Fontanelle vicino il fiume Cosa, c’è una zona vincolata in cui gli scavi sono iniziati nel 99’ dal dott. Dario Pietrafesa, con quattro o cinque mesi di lavoro, poi ripresi nella primavera del 2000, che hanno rivelato la presenza di un insediamento tra la fine dell’VIII ed il IV secolo a.C con alcune tombe, due delle quali affiancate con due deposizioni. I tecnici hanno trovato i relativi corredi funebri composti da una scodella, un’anforetta ed un vaso piccolo, e quest’ultimo era collocato accanto al cranio dell’individuo. Secondo il dott. Dario Pietrafesa, le due tombe erano separate da lastre di calcare, in parte crollate e si dovrebbe trattare di sepolture riguardanti un unico nucleo familiare.

E’ stata trovata anche una terza tomba di donna piuttosto anziana, che forse fu sepolta avvolta in un tessuto, come sembra suggerire la posizione.

Nel settore est sono stati scoperti inoltre, una serie di grandi buchi che fanno pensare ad una palizzata, forse relativa ad una recinzione ed è emersa anche una fornace che è stata portata via con “grandi manovre” per poterla studiare a tempo debito. Secondo il dott. Dario Pietrafesa, E’ importante ora mettere in ordine gli elementi che attendono di raccontarci come si è strutturato il cammino dei nostri antenati, perchè i ritrovamenti riguardo al popolamento di Frosinone in epoca preromana, anche se con dati frammentari, è in ogni caso una parte della nostra identità.

Molti materiali sono stati immagazzinati e aspettano di essere studiati, restaurati e anche esposti al pubblico, quindi è necessario investire in risorse umane nonché economiche, allestendo nuove sale nei musei, ampliandoli per ricevere molti di voi che state leggendo queste righe e altri appassionati che verranno da lontano.

Qualche politico/amministratore/burocrate, leggendo forse avrà un altro attacco d’orticaria, ma è necessario fare tutto questo per riappropriarci della nostra identità storica ancora non del tutto scoperta.

Solo chi non è lungimirante, non comprende l’importanza che tutto ciò rappresenta già oggi e che soprattutto costituirà in futuro per le generazioni che verranno, “sapere” e “conoscere” da dove vengono e quale cammino è stato tracciato dai loro padri. Tutto questo lavoro che deve essere intrapreso, sarà una risorsa economica, anche se per qualcuno sembra impossibile crederlo oggi e noi speriamo d’essere testimoni dei risultati che verranno e state certi che li pubblicheremo!

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Abbiamo incontrato il neo direttore del Museo Civico di Alatri, insediatosi il 15 febbraio, a cui facciamo un sentito in bocca al lupo, intento a coordinare e riorganizzare una struttura fondata nel lontano 1932 presso il palazzo Conti Gentili, mentre ora la sede è presso l’antichissimo palazzo Gottifredo. Il museo fin dall’inizio accolse importanti epigrafi dal territorio comunale, ma come vedremo c’è molto di più! Alla fine dell’ottocento, importanti scavi archeologici italo/tedeschi portarono alla luce reperti di grandissimo valore riguardanti la nostra storia e il lungo cammino che ha interessato il nostro popolo.

Questo museo, come molti altri in passato, è stato un luogo dove raccogliere e conservare materiali, ma oggi non è più così, perché è importante essere più coscienti delle vestigia dei nostri padri e trasmettere alle nuove generazioni non solo le orme dei nostri antenati, ma un percorso fatto anche da quei reperti, per comprendere da chi discendiamo e soprattutto come è stata costruita una o più civiltà, per una maggiore consapevolezza storico/culturale: insomma capire da dove veniamo!

Direttore Pietrafesa, come ha trovato la struttura e come intende procedere per organizzare il suo lavoro nel Museo? Indubbiamente c’è molto da fare riguardo ad una programmazione e ad una valorizzazione della struttura all’interno della città, tuttavia abbiamo in mano una serie di opportunità da cogliere e sfruttare e cercheremo di farlo al meglio.

Quali sono gli elementi di spicco nel museo, facendo riferimento alle origini della città? Nella piazza principale, dove probabilmente era situato l’antico foro, fu rinvenuta un’importante epigrafe che possiamo datare alla seconda metà del II sec. a.C. Come si può vedere, sono elencate le opere pubbliche finanziate dal censore (magistrato di età romana repubblicana) Lucio Betilieno Varo. L’opera più importante fu l’acquedotto, ma ce ne furono molte altre. A Betilieno fu anche dedicata una statua, alla base della quale probabilmente c’era l’iscrizione di cui parliamo. Leggendo possiamo vedere che i lavori pubblici riguardarono pavimentazioni stradali, un importante porticato sulla rocca, una meridiana e forse la tinteggiatura di una basilica. Dagli indizi ricavati da questa iscrizione estrapoliamo facilmente il periodo storico in cui tutto ciò avvenne e molto altro.

Va anche detto che nel 1882 l’ingegnere tedesco Bassel, cercando l’acquedotto costruito nel II sec. a.C. sempre dal censore Betilieno di cui parlavamo sopra, trovò la base di una colonna e frammenti vari di terracotta.

Tutto questo a cosa ha portato? Ci furono approfondimenti, infatti all’interno del museo c’è un bel modellino in scala 1:10 che riproduce un tempio etrusco/italico, i cui resti sono stai ritrovati nel 1889 da un’equipe diretta da Adolfo Cozza e Herman Winnefeld, con ricerche che continuarono in qualche modo il lavoro di Bassel. La ricostruzione in dimensioni naturali del tempio è a Roma nei giardini del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Da precisare che non stiamo parlando di un insediamento etrusco, bensì di un modello architettonico che nasce da influenze etrusche ma ormai completamente assimilato alla cultura italica che ci riguarda da vicino!

Ci può dire qualcosa in più in proposito? Gli elementi a nostra disposizione, a partire dall’età del ferro, sono stati estremamente importanti per individuare qui in zona un gruppo etnico, indipendente da quello dei Volsci, appunto identificabile con gli Ernici che poi fonderanno Alatri.  Comprendere le nostre radici, capire da dove veniamo e in che modo la nostra civiltà o per meglio dire le varie civiltà si sono evolute sul territorio è quindi fondamentale, poiché noi non veniamo dal nulla, ma da uomini e donne che hanno creato le basi della nostra cultura moderna e di cui è importante capire la storia dell’evoluzione.

Che altro c’è da vedere nel museo d’interessante direttore? Esiste il calco di  un’iscrizione che ci dà il riferimento a divinità di ambito italico, legate al mondo della natura ed essenzialmente ad una società agricolo industriale molto antica. Inoltre c’è la collezione

Gambardella, una interessante esposizione di oggetti del periodo precedente all’industrializzazione, che documenta un mondo di relazioni sociali e professioni che non esistono più. Si possono vedere un antico telaio, suppellettili di uso comune attrezzi dei lavoro dei campi ormai quasi o del tutto scomparsi!

Grazie per la disponibilità direttore e buon lavoro!

Grazie a lei e ai lettori di Flasmagazine!

Simona Aiuti