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Aimon.it - Invia e ricevi SMS utilzzando il tuo pc! Registrati gratis e ottieni subito 25 SMS OMAGGIO!Ritratto di Omar Sivori

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9-sa-51Omar Sivori è nato a San Nicolas, un paesino a 200 km da Buenos Aires, e il suo sfidare il mondo dribblando i malcapitati difensori e perfino irridendoli con un giochino nuovo, il tunnel, ha fatto storia.

Nel 57’ venne a costare alla Juventus ben dieci milioni di pesetas, versati a River Plate che usò la cifra per rinnovare lo stadio.

La Juve stracciò tutti in quel campionato a 18, con la classe del mancino Enrique Omar Sivori, che tuttavia si esercitava nell’ubriacare l’avversario con il suo guizzo diabolico.

Quel testone arruffato di capelli, con quei due occhi scuri, furbi e fuggenti, quella sua voce strascicata e la statura non 1-53slanciata, con una “giusta cattiveria” contribuivano a prendere per il bavero il malcapitato di turno. Sapeva essere un impareggiabile compagnone ma subito dopo un imperdonabile rompiscatole, gran signore e anche selvaggio. Era amabile, simpatico e dopo un po’ perfino brutale. Il suo veleno era il suo sangue misto che nei momenti di rabbia lo portavano a passo di tango al gol.2ns3xgj Insomma, Torino, la Juventus, e l’Italia si innamorarono follemente di Omar Sivori.

Il “Cabezon” dava spettacolo in modo unico, e ogni cosa doveva piegarsi a lui, perché potesse alla domenica sentirsi abbastanza ispirato da dare spettacolo.

Non c’erano regole da rispettare né finzioni da tutelare, spiattellava crudele quello che gli passava per la testa: bisognava che capissero che era il più forte, e mancava poco che gli facessero una statua in Piazza San Carlo.

90x90juventusIl divo Sivori si concedeva tutto, ovvero si allenava quando voleva lui, mangiava quel che voleva lui, finiva di giocare a carte quando voleva lui e nessuno poteva piegarlo.

Le interviste le concedeva quando si era alzato di buon umore, e tre scudetti, tre Coppe Italia, 215 fededefinitivawo3gj0partite e 135 gol, nove volte in azzurro, maglia di cui andava fierissimo, non erano male! Così il rullino di marcia di Omar Enrique, indomabile asso della Juventus era inarrestabile. La sua specialità era il tunnel ma anche il gol sardonico, il gol con lo sberleffo, il gol cinico. Più di una volta, scartati il terzino e il trafelato portiere, aspettava che si rialzassero prima di appioppare al pallone il colpetto decisivo, perché era così che gli piaceva. I suoi tocchi al volo, le sue mezze rovesciate, le sue mitiche finte non sono state più dimenticate da chi l’ha conosciuto e sempre rimpiante. Faceva il fallo per primo sul difensore, lo intimoriva e ci riusciva sul serio. A calzettoni scesi, coi suoi occhi pieni di sconfinata arroganza, e presunzione dove abitava il suo vero coraggio, volava verso la porta come un tanghero!

Si diceva di Sivori che aveva un solo piede, il sinistro e il destro gli serviva solo per saltare sul tram. Pochi fuoriclasse sono stati immensi, stratosferici, ineguagliabili come lui. Solo lui era Omar Sivori.

Simona Aiuti

 

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