Skip navigation

Category Archives: simonaaiuti

 

 

simona aiuti

simona aiuti

A volte anche nelle piccole città di provincia, sonnacchiose, inquinate e spalmate di cemento su sui scivolano idrocarburi densi come palline di silicone, qualcosa si sveglia, qualcosa tipo un movimento spontaneo come #sdf, libero, senza orientamento politico, senza pretese e presunzione, se non quella di esistere e fare qualcosa di buono per la comunità.

Uomini e donne, ragazzini, anziani, e massaie che cucinano e fanno selfie di quello che cucinano. Tutti insieme lentamente si sono uniti, avvicinati su una pagina di un noto social, e da pochi, son diventati circa diciottomila, non male!

Dal dopo guerra in poi la città di Frosinone più che essere stata ricostruita, è stata devastata da colate di calcestruzzo famelico, palazzoni su cui svettano ancora tetti d’amianto ridicolmente colorato, abusivismo edilizio, politicanti corrotti e senza la minima idea di come poter “raddrizzare la rotta”, ma con la chiarissima intenzione di curare gli1619287_10151931493068517_908316093_n interessi della “famiglia”. Inchieste, bustarelle, gornalisti corrotti come cancelli arruginiti che belano a quattro zampe daavanti al politico che sovrasta. Amministrazioni di mille colori e schieramenti si sono avvicendate, per lo più a loro volta genuflettendosi ai politici romani, ma ora la provincia di Frosinone non è più solo questo.

#sdf fa sul serio, ripulendo zone abbandonate, restituendole alla popolazione, autogestendosi, autofinanziandosi, e prendendo in mano gli strumenti di lavoro. L’idea è semplice, e chiunque lo desideri, può unirsi a loro, ma deve avere le mani pulite e se deve sporcarsele, sarà per aver lavorato.

1962726_617463228324188_1103236039_nSulla pagina dei diciottomila non c’è il berciare, ma il proporre, discutere, ricordare vecchi tempi, tradizioni, come tenere in vita il dialetto della città, e devo dire che c’è un collante, qualcosa che si evolve. L’associazione sta anche ristrutturando quella che sarà la sede operativa, sita nel cuore del centro storico della città ed è bello che sia così. Alcuni, anzi molti hanno trovato e ritrovato degli amici, hanno affrontato momenti difficili grazie ad una mano tesa da prendere al volo e giuro che siamo diventati funamboli da circo che non sbagliano una presa.

Questa è una città molto meno bella di quanto potrebbe essere, ma

solo per essere stata poco amata da chi l’ha amministrata e forse molti cittadini1794723_576719492420506_2122898012_n hanno vissuto nell’apatia e nella rassegnazione fin troppo. Ora qualcosa si mobilita, i vecchi baroni minimizzano, stanno a guardare, alcuni con riso sardonico e di sufficienza, ma questo atteggiamento è di chi si sente minacciato “dall’onda blu”, che è giovane, che non è più ignorante e manovrabile, che non regala più la propria città, prostituendola al miglior offerente. Non abbiamo più il nostro anfiteatro, sepolto sotto ignobili palazzoni, non abbiamo più molte delle nostre vestigia, ma abbiamo noi stessi.

Buon lavoro.

simona aiuti

 

Annunci

simona aiuti

simona aiuti

E’ abbastanza difficile commentare il caso di un marito e padre omicida senza invocare il massimo della pena, ma forse deve esserlo ora a bocce ferme, dopo un normale tempo di decompressione per l’opinione pubblica. L’onda emotiva fomenta idee di giustizia sommaria e occhio per occhio, ma risolve davvero qualcosa?

Quello che trovo incredibile, oltre alla mattanza da bassa macelleria di moglie e figli piccoli mentre dormono nel loro letto, con i giocattoli, tendine colorate, e peppa pig stampata da qualche parte, è l’idea di provare a farla franca. L’inscenare la rapina in modo grossolano, e cercare l’alibi in una partita di calcio. Se il raptus prevede un blackout della razionalità, quello che viene dopo (quando non si confessa) è il frutto di un pensiero lucido, infame, vigliacco, malvagio e mi fa quasi più orrore dell’omicidio stesso. Poi penso a due bimbi sgozzati come capretti e la rabbia mi pulsa nelle vene. Sterminare la propria famiglia è un’atrocità. Pensare di vivere liberi e impuniti dopo aver ammazzato la propria famiglia è l’abisso della coscienza umana, il nulla della moralità e il sospetto che un demone abbia rapito quell’uomo.

Poi c’è il movente che rasenta il ridicolo. Solo a questo punto la vicenda diventa terribilmente grottesca, poiché c’è l’ossessione per un’altra donna, ma che addirittura lo respinge con fermezza.  Dunque l’ossessione per un’altra, la famiglia vissuta come un impedimento ai propri piani di felicità con l’altra.

L’omicidio viene consumato subito dopo aver fatto l’amore, anzi dopo un po’ di sesso animale, non può essere stato diversamente per lui.

Diventa una morsa insostenibile, come se tra l’istinto bestiale d’accoppiarsi e quello di uccidere non ci fosse più un confine netto, come se l’omicidio fosse un prolungamento malato del sesso, o la frustrazione nel rendersi conto che quella moglie non è la donna con cui si vorrebbe giacere.

Quest’uomo qui odiava la moglie e i figli perché lo mettevano di fronte alla sua debolezza, alla sua incapacità di fare una scelta, anzi sicuramente non li amava affatto, se li considerava “un ostacolo”. E’ stato più facile sterminare la famiglia che assumersi la responsabilità di una decisione. Tant’è che li ha ammazzati tutti senza guardarli negli occhi. I figli mentre dormivano, la moglie mentre di spalle guardava la tv.

Nella cella ci sarà la condanna di continuare a vivere nell’orrore dei ricordi fino alla vecchiaia. E quell’orrore lì ti fissa negli occhi sempre, non hai scampo, proprio come di fronte a un coltello affilato e freddo, mentre magari stai sognando i cartoni animati, o pensi che tuo marito ti ama e ti desidera.

Simona Aiuti

 

Gli Hooligans non sono mai andati via!

320Forse pochi italiani conoscono Shrewsbury, cittadina dello Shropshire, una ricca contea inglese.

Proprio in una piccola cittadina britannica, fanno il bello e il cattivo tempo un gruppo di tifosi che al sabato, popolano il “New Meadow”, piccolo stadio della city. Là gioca lo Shrewsbury Town, dal passato glorioso ma dal presente difficile, caratterizzato da una retrocessione recente.

English Border Front è il nome della frangia della tifoseria più calda e temuta. Un’orda di barbari sparsi principalmente tra il quartiere operaio e l’estrema periferia nord della città, ma altre squadre ne hanno a centinaia, anche se molti giornalisti italiani ne negano l’esistenza e i danni conseguenti. Sono così tanti che lo scorso inverno, la curva ospite era interamente “rossa” come il colore delle divise del Bristol. Tuttavia nonostante la loro inferiorità, gli EBF così come vengono chiamati in codice, si sono resi protagonisti di uno scontro violento con i rivali del Walsall nelle strade di questa città. Ecco, il punto è proprio questo, il fatto che gli stadi rimangano intonsi, non significa che in Inghilterra si siano estinti i tifosi violenti.

Recentemente, in Italia si è parlato di una mancanza totale del rispetto dellepallone_animato regole vigenti negli stadi italiani, ma spesso si arriva a tralasciare che il paragone d’inferiorità che viene spesso fatto con l’Inghilterra non è del tutto vero.

Se nel 2014, molti credono che il fenomeno hooligans sia definitivamente scomparso, perché represso in larga parte dalla politica che fu messa in atto da Margaret Thatcher, questi commettono un grave errore. Il fenomeno hooligans, seppur diminuito ancora è presente e non soltanto nei racconti o nei romanzi di letteratura come “Tolleranza zero” di Irvine Welsh oppure “Fedeli alla tribù” di John King. Smentiamo quindi le false affermazioni riguardanti il tramonto completo del fenomeno, di alcuni “giornalisti cialtroni italiani”, dopo ricerche accurate, perché abbiamo verificato l’esatto contrario.

Burnley, contea del Lancashire, a 30 miglia nord da Manchester, una città dormitorio, ha la squadra della città, il Burnley FC, che pur non essendo mai stata celebre per i suoi successi, gode ancora oggi del nome di tana del tifo estremo. Case basse, fabbriche chiuse da tempo, occhi e facce strane nei quartieri dove il tempo sembra essersi fermato.

Burnley vanta la temibile “Suicide Squad” e quasi tutti i suoi membri sono stati squalificati a vita dagli stadi inglesi, il loro leader, Andrew Porter, è uno di quelli che non s’è mai tirato indietro, né nel commettere gli stessi reati, né nel tirare fuori un coltello, nemmeno davanti ad un agente di polizia. Oggi, dopo la maggior parte degli anni trascorsi dietro le sbarre, ha aperto un pub, il Foresters Arms, al centro di Todmorden Road, luogo di ritrovo del suo gruppo.

Ricordiamo Milwall, Londra, Isle of Dogs, dove ancora oggi ci sono delle strade strette, e un tempo con la rivalità accesissima con il West Ham, quelle vie servivano agli hooligans per nascondersi e  scappare dalla polizia. Droga, alcool, disagio, mentalità da pub, voglia di fare a pugni e con il fattore della disoccupazione giovanile sempre più in aumento. Eppure l’Inghilterra aveva voltato pagina, cambiando il profilo sociale dei tifosi e rispondendo con punizioni severissime per i trasgressori. Ma il germe della violenza al giorno d’oggi non è del tutto estirpato e forse non è difficile che salti fuori nuovamente in tempi di crisi economica come questa.

Accoltellamenti, non solo con lama, ma anche con colli di bottiglie di birra, accadono eccome, solo che tutto viene spesso insabbiato con cura, per salvare il buon nome della Gran Bretagna, azione che accade molto bene alla temutissima polizia inglese.

Attenzione, i barbari hooligans sono ancora in pista!

Simona Aiuti